Giovani Sante

(Santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, Beata Martire Teresa Bracco, Beata Chiara Badano)

L’invito di Gesù “Vieni e seguimi” è rivolto a ogni battezzato. Non ci sono limiti di tempo né di luogo, differenze di età o di sesso: è per tutti, è per ciascuno di noi! Come ottemperare la sua richiesta? Compiendo la volontà di Dio con tutte le nostre forze, in ogni situazione della vita e unicamente per ricambiare il suo amore. Nel nostro caso tre giovani donne, di ceto diverso, vissute in epoche diverse, con culture diverse e vocazioni diverse, hanno realizzato pienamente la loro vocazione e sono state riconosciute eroiche nelle virtù cristiane dalla Chiesa che le addita a modello.

 

 

Giovani Sante

(Santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, Beata Martire Teresa Bracco,Beata Chiara Badano)

L’invito di Gesù “Vieni e seguimi” è rivolto a ogni battezzato. Non ci sono limiti di tempo né di luogo, differenze di età o di sesso: è per tutti, è per ciascuno di noi! Come ottemperare la sua richiesta? Compiendo la volontà di Dio con tutte le nostre forze, in ogni situazione della vita e unicamente per ricambiare il suo amore. Nel nostro caso tre giovani donne, di ceto diverso, vissute in epoche diverse, con culture diverse e vocazioni diverse, hanno realizzato pienamente la loro vocazione e sono state riconosciute eroiche nelle virtù cristiane dalla Chiesa che le addita a modello.

 

Maria Francesca Teresa Martin nasce in Francia ad Alençon il 2 gennaio 1873 in una famiglia di ceto medio borghese. A cinque anni, dopo la morte della mamma, con il babbo e le quattro sorelle si trasferisce a Lisieux. Entrerà a 15 anni e mezzo nel Carmelo dove morirà a soli 24 anni, il 30 settembre 1897. Dal 19 ottobre 2008 anche i suoi genitori, Zelia e Luigi, sono stati dichiarati Beati.

Teresa Bracco viene alla luce il 24 febbraio 1924 a S. Giulia di Dego da una famiglia contadina. Sarà barbaramente uccisa da un soldato tedesco il 28 agosto 1944. Aveva 20 anni. Viene beatificata come Martire il 24 maggio 1998 a Torino dal Papa Giovanni Paolo II, ora anch’egli dichiarato santo.

Chiara Badano nasce a Sassello il 29 ottobre 1971; mamma operaia e papà camionista. Raggiungerà il Signore il 7 ottobre 1990 colpita da un osteosarcoma, nella gioia di raggiungere lo Sposo e in offerta d’amore per la gioventù. È beatificata a Roma nel santuario del Divino Amore il 25 settembre 2010 durante il pontificato di Papa Benedetto XVI.

Queste “nostre” due giovani, Teresa e Chiara, sono la “gloria” della diocesi di Acqui e arricchiscono la corona dei suoi santi, da S. Maggiorino a S. Guido, da S. Paolo della Croce a S. Maria Domenica Mazzarello, dal Beato Faà di Bruno al Venerabile Paolo Pio Perazzo – per citarne alcuni.

Entrambe portano in sé la “piccola-grande” S. Teresa di Gesù Bambino, canonizzata da Papa Pio XI nel 1923 e dichiarata Dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997.

Teresa Bracco fu chiamata così in suo onore poiché già all’epoca era grande nel popolo la devozione verso di lei. Crescendo imparò a conoscerla e ad amarla, tanto che con serafico candore la invocava con questa preghiera: “Santa Teresa del Bambin Gesù, la via del Cielo insegnami tu”.

Chiara Badano, preadolescente, nell’unica volta in cui sentì parlare di S. Teresa di Lisieux colse subito l’essenziale: «Ho capito quello che diceva S. Teresina: che prima di morire a colpi di spada, bisogna morire a colpi di spillo». E giunse a questa riflessione: «Mi accorgo che le piccole cose sono quelle che non faccio bene, oppure i piccoli dolori, quelli che mi lascio sfuggire. Così voglio andare avanti amando tutti i colpi di spillo».

Ma sveliamo i “colpi di spillo” di S. Teresina: “Gesù mi crivella di punture di spillo … Da tutte le parti ho buchi molto piccoli che fanno soffrire più che se ne avessi uno grande”. Confida inoltre che “più il nostro cuore è in Cielo, meno sentiamo queste punture di spillo”. Esorterà la sorella Celina: “Prima di morire di spada, moriamo a colpi di spillo”.

Chiara, sebbene piccola, chiuse la sua riflessione con questo proposito: «Ebbene,voglio amare chi mi sta antipatico!». Affermazione non banale che l’avrà sicuramente impegnata a superarsi e ad offrire tutto a Gesù.

Cosa accomuna la vita di queste due giovani alla Santa? La fede forte dei genitori, la loro onestà e il loro amore per i figli. Un’educazione ricca di principi cristiani che marchia il loro carattere e le porta al rispetto degli “ultimi” in cui hanno imparato a vedere il volto di Gesù sofferente.

In Santa Teresina, presto orfana di mamma, ha un ruolo molto importante l’educazione che riceve in famiglia, sia religiosa che scolastica. Non dimentichiamo che siamo alla fine dell’800.

In Ginìn, così veniva chiamata dai suoi cari Teresa Bracco, soprattutto del parroco, in cui trova un padre spirituale e un maestro di virtù.

In Chiara Badano, alla mamma presto si unisce la suora educatrice della scuola materna, e nella preadolescenza scopre nel Movimento dei Focolari l’ideale di vita a cui aspirava e in cui cercava un qualcosa di più. Negli ultimi tempi della malattia sarà poi il suo Vescovo a completare l’opera di Dio in lei e a sondare la sua anima, scoprendone tutta la ricchezza e la sublimità.

In tutte e tre, riflessive, miti, semplici e gioiose, l’amore infinito a Gesù porta alla Vergine Maria. Sul suo esempio esse vivono, specialmente nei primi anni della giovinezza, il forte anelito alla purezza.

Teresa Bracco aveva fatto suo il motto di S. Domenico Savio: “La morte, ma non peccati”, sino ad asserire con estrema fortezza alla mamma: “Piuttosto che far del male, preferisco morire; piuttosto che cedere al male, preferisco farmi ammazzare”. La ragazza sta vivendo giorni di terrore e di violenza. I tedeschi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, insediano nelle colline e nelle Langhe dell’Acquese-Monferrato e sulle montagne del savonese, i loro presidi militari. La lotta tra essi e i partigiani è feroce: guerriglie, rappresaglie, feriti e morti. Il clero e la popolazione devono subire le gravi conseguenze della lotta e dei rastrellamenti. Ma la prova tempra ancor più il carattere della giovane che ha raggiunto una maturità umana e cristiana di notevole livello. Si legge negli Atti degli Apostoli (1,8): “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”. La grazia dello Spirito ha reso possibile l’eroismo del martirio lungo tutta la storia del cristianesimo sino ad oggi. Anche fra i giovani, pur se si afferma ch’essi sono fragili nelle convinzioni e instabili nei sentimenti.

Santa Teresa di Lisieux, Teresa e Chiara, sono tutte e tre martiri: martirio cruento e incruento il loro; martirio del corpo e del cuore. Come S. Teresina, condannata dalla tubercolosi e la Beata Chiara da un aggressivo tumore, sono risolute nella fedele perseveranza e nell’offerta della loro vita a ricambiare l’amore di Gesù, così la Beata Teresa non tentenna di fronte alla forza brutale. Se, nella limpidezza della sua coscienza respinge l’idea del cedimento che pur poteva avere le attenuanti della paura e della violenza, alla ferocia dell’aggressore contrappone la libertà della coscienza umana: “Piuttosto che essere profanata, preferisco morire!”. “Sono contenta di aver potuto ancora offrire”, osserva Chiara alla vigilia della morte, e Thérèse in più occasioni affermerà: “Sono molto felice, felice di soffrire quel che Gesù vuole che io soffra”. Ed esortava la sorella: “Cominciamo il nostro martirio, lasciamo che Gesù ci strappi tutto quello che ci è più caro e non rifiutiamogli nulla”.

Gesti così impavidi di fortezza non si improvvisano. Ci si domanda quale itinerario educativo le nostre tre “giovani sante” abbiano percorso sino a giungere alla ferma convinzione che nessuna violenza e, di qualsiasi genere, può spezzare il vincolo di amore con cui Cristo ci unisce a sé. Si legge, a conferma, in San Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm 8, 35-37).

Ai doni di grazia da loro ricevuti si è aggiunta la pronta e generosa cooperazione. Questi i fattori determinanti: l’ascolto e la lettura della Parola; l’incontro quotidiano con Gesù Eucaristia; la preghiera personale.

Tra i tanti libri il Vangelo sarà sempre al primo posto nella vita di Thérèse, sia da bambina che da suora, quando ne porterà sul cuore una piccolissima copia. Lo svelerà in una lettera inviata al padre Adolphe Roulland, il suo secondo fratello spirituale, missionario in Cina: “Quando prendo la Sacra Scrittura tutto mi appare luminoso: una sola parola svela alla mia anima orizzonti infiniti; la perfezione mi pare facile; vedo che basta riconoscere il proprio niente e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio… Solo i bambini, e quelli come loro, saranno ammessi al banchetto celeste”. Nella poesia 24 chiese al Signore di mostrarle i segreti nascosti nel Vangelo, e negli ultimi mesi di vita aveva detto alla sorella Paolina: “Per me non trovo più niente nei libri, se non nel Vangelo. Questo libro mi basta. Ascolto con delizia questa parola di Gesù che mi dice tutto ciò che devo fare”.

Pure per Chiara Badano è il Vangelo il libro “preferito”, il più amato, il più letto. L’aveva ricevuto, come gli altri compagni, in dono dal parroco il 27 maggio 1979, in occasione della prima comunione. Ha solo sette anni, ma sin da allora lo legge quotidianamente. Il tempo scorre e la ragazzina prosegue nell’impegno. Scrive a quattordici anni: “Ho riscoperto il Vangelo sotto una nuova luce. Ho capito che non ero una cristiana autentica perché non lo vivevo sino in fondo. Ora voglio fare di questo magnifico libro il mio unico scopo della vita. Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio. Come per me è facile imparare l’alfabeto, così deve esserlo anche vivere il Vangelo!”. In calce una sua riflessione: “Ho riscoperto questa frase che dice: -Date e vi sarà dato-: devo imparare ad avere più fiducia in Gesù, a credere al suo immenso amore”. Per poi passare alla realizzazione del proposito: “Ho offerto ogni attimo per il Sinodo!”.

Anche per queste tre giovani la Parola è fonte di vita, indicazione del cammino da percorrere, impulso di grazia per realizzare la volontà di Dio. Proprio come aveva scritto Teresa di Lisieux: “Poiché Gesù è risalito al Cielo, io posso seguirlo solo seguendo la tracce che ha lasciato, ma come sono luminose queste tracce, come sono profumate! Appena getto lo sguardo nel santo Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so da che parte correre”.

Si testimonia che Teresa Bracco non si separava mai dalla corona del rosario (nella ricognizione del suo corpo la manina destra ne stringeva ancora una decina), dal messalino e dal Vangelo che portava sempre con sé anche mentre conduceva le mucche al pascolo; tutti rimanevano colpiti dalla sua compartecipazione. Se la Parola ha illuminato la loro fede, l’Eucaristia ne è stata il centro propulsore: Gesù vivo, Gesù che si fa cibo per la nostra salvezza. “Ginin era diversa dalle altre ragazze: in chiesa non si lasciava distrarre mai da nulla”, affermava chi l’ha conosciuta. “Guardava l’altare, il crocifisso, il tabernacolo; non si muoveva mai, era come una statua”. Una statua, ma il suo cuore ardeva d’amore e, quando si ama, non si hanno occhi che per l’oggetto del proprio amore.

La Messa è anche il momento più atteso da Thérèse e Chiara. Crescendo hanno compreso che è il momento forte della giornata e che non si può perdere; va vissuto con profonda attenzione, in un colloquio intimo con Gesù. Momento in cui ricevere l’Eucaristia nell’incontro personale, momento che ci insegna ad amare come Lui ci ha amato. Sarà l’Eucaristia a renderle donne forti. La sete di Dio diventa sempre più ardente; nulla può spegnarla, neppure la malattia: “Vieni, Signore Gesù!”…, ripeterà infinite volte Chiara ammalata mentre sospira di ricevere la Comunione. È il desiderio di un’anima “piccola e fragile” che, con la grazia di Dio, opera meraviglie –come affermava S. Teresina: “Odi, Gesù, il grido che tenero ti invio: vieni nel cuor mio!”.

La partecipazione al Sacrificio eucaristico accresce in Teresina, Chiara e Teresa, l’unione abituale con Gesù ed essa attinge, a sua volta, luce e forza dalla preghiera che diviene colloquio semplice e fiducioso con il Padre misericordioso che ama “immensamente” i suoi figli. Affermerà Chiara: “Consapevole del mio nulla, cerco di offrire le mie sofferenze nei momenti più difficili, certa dell’amore di Dio”. “Ho pregato e sono riuscita a dire quell’EccomiE una grande gioia mi ha riempito il cuore”. “Soffrivo molto, ma non ho sprecato nulla: ho offerto tutto a Gesù”:

Per S. Teresa del Bambino Gesù, cos’è la preghiera? “È uno slancio del cuore, è un semplice sguardo lanciato verso il Cielo, è un grido di riconoscenza e di amore nella prova come nella gioia; insomma è qualcosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l’anima e mi unisce a Gesù”. Ed allora quale sì più totale, quale lode più angelica al Cristo crocifisso, del donare la vita come “sacrificio di soave odore”? Ecco il martirio per la fede! L’indicibile esperienza di non sentirsi mai soli, di sapersi “immensamente” amati, conduce alla gioia dell’amicizia con il Signore, che infonde sicurezza e pace, al di là di ogni amicizia umana: Dio al di sopra di tutto; Dio solo!... “Non vivo più io, ma Cristo vive in me”, scriverà San Paolo ai cristiani della Galizia (Gal 2, 20).

Voi non sapete a quali altezze io mi trovi durante le mie giornate, lassù dove tutto è silenzio e contemplazione”, dichiarava Chiara negli ultimi tempi della malattia. “Sto soffrendo molto, però anche se mi venisse proposto di tornare indietro a prima della malattia, non accetterei perché adesso vivo un rapporto intensissimo con Gesù, che voi non potete immaginare”. E in seguito uscirà in questa toccante esclamazione che ci fa profondamente riflettere: “Soffrivo molto fisicamente, ma la mia anima cantava”… Martirio incruento che ci riporta però a S. Ignazio di Antiochia quando supplica i cristiani di non impedire alle belve del circo di assalirlo, onde divenire frumento macinato per Cristo.

 

Quant’è vero che i santi camminano sulla via di Cristo seguendo la scia luminosa tracciata dai loro predecessori e la meta, il punto d’arrivo è unico: Dio, l’Amore. Chiara Luce amava ripetere: “Amare tutti, amare sempre, amare per prima”; Santa Teresa di Gesù Bambino: “Amare è donar tutto e donar se stessi”. Ginin, umile contadina, timida, semplice e silenziosa, non ha lasciato scritti. Ci sono rimaste poche parole, ma il suo esempio grida tutto il suo amore: “Meglio la morte che cadere nel peccato”. Quale esempio e dono più grande della vita offerta in olocausto? Illuminata dallo Spirito Santo ha scritto col suo sangue ciò che significa amare Dio con tutte le forze! Si legge nella mia presentazione al mio ultimo libro “Thérèse e Chiara che “può sembrare arduo e strano mettere in parallelo le virtù eroiche vissute dalla giovane Beata Chiara Badano con quelle di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, Dottore della Chiesa”.

Ora vi aggiungo la Beata Martire Teresa Bracco. Tre giovani che corrono incontro allo Sposo a 24, 19 e 20 anni. Le separa un secolo, ma la via percorsa è la medesima: Dio-Amore; l’abbandono totale e fiducioso di un bambino tra le braccia del Padre. Mentre riflettevo pensavo al “girotondo dei Santi” dipinto dal Beato Angelico: al centro Maria Regina degli Angeli e dei Santi. Tutti si danno la mano nella luce della gloria trinitaria di Dio. E mi è venuto spontaneo chieder loro: porgete anche a noi la vostra mano. “Se questi e quelli sì, perché io no?”, si chiedeva S. Agostino. Per riuscirci occorre come loro farsi umili e piccoli … Ce l’hanno fatta bambini, giovani, adulti e anziani; ignoranti e sapienti; poveri e ricchi … E mi ripeto: “Perché io no?!”. Teresina, Ginin, Chiara Luce … Illuminino il nostro cammino e ci guidino alla stessa meta. Queste mie povere parole sono anche un grazie, “sconosciuto” ma sincero, ai Vescovi e ai Papi che hanno seguito e sostenuto la Causa di queste Sante: senza la Chiesa la loro luce rimarrebbe nascosta sotto il moggio, mentre con essa e in essa raggiunge ogni anima desiderosa di lasciarsi invadere dall’amore di Dio. Davvero, come affermava S. Teresina: “Tutto è grazia!”.