Chiara Badano beata «Un’esplosione di luce»

Una «buona notizia a un mondo ricco di benessere, ma spesso malato di tristezza e di infelicità», una «ragazza moderna, sportiva, positiva» che sollecita «a ritrovare la freschezza e l’entusiasmo della fede. L’invito è rivolto a tutti: ai giovani anzitutto, ma anche agli adulti, ai consacrati, ai sacerdoti». In un clima di gioia e commozione, l’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha definito così la giovane di Sassello scomparsa neppure diciannovenne nel ’90 e proclamata beata ieri pomeriggio nel Santuario del Divino Amore di Roma.

 

Durante una solenne celebrazione eucaristica, a cui hanno partecipato circa 25mila persone arrivate da una settantina di Paesi, monsignor Amato ha ricordato come la diciottenne «cambiò il dolore in gioia», vivendo pienamente «l’amore a Gesù crocifisso e abbandonato», che riassume la spiritualità focolarina. Chiara Lubich, fondatrice del Movimento, diede a Chiara un nome nuovo, 'Luce', «indovinatissimo, perché la Badano era un’esplosione di luce divina, che sorprendeva tutti, giovani e adulti», ha commentato l’arcivescovo, che ha presieduto il rito. In prima fila, i genitori della ragazza, visibilmente commossi e felici anche mentre ascoltavano - prima della cerimonia - le testimonianze di coetanei della loro figlia.

 

 

Liana, ortodossa di Gerusalemme, ha confidato come Chiara abbia toccato il suo cuore «per come ha accettato la sofferenza». Nui, buddista thailandese, ha rilevato che era «sempre pronta ad amare gli altri, anche quando era malata», mentre Tommaso ha messo in evidenza il suo «sorriso pieno di gioia, che può avere solo chi mette Dio al primo posto nella sua vita». La sedicenne Maria Chiara, di origine ruandese, ha raccontato: «Leggere la sua biografia mi ha aiutata a uscire dal buio in cui ero sprofondata». A colpire i giovani, l’amore vissuto concretamente: «Non propositi al vento, ma fatti concreti – ha rilevato Amato –.

A Gianfranco Piccardo, volontario in partenza per scavare trenta pozzi d’acqua potabile in Benin, consegna i suoi risparmi». E proprio nel Paese africano la sua missione continua: a lei, che sognava di diventare pediatra e partire per quella terra, è stato intitolato un progetto di sviluppo: un dispensario già in funzione, due case-famiglia e una cappella, la prima al mondo che le è stata dedicata e alla quale arriveranno alcuni doni portati all’altare durante l’offertorio.

Oggi alle ore 10,30 sarà il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, a presiedere la Messa di ringraziamento nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

«Durante la malattia, donava Gesù, non facendo prediche, ma diffondendo gioia e speranza di vita eterna», ha sottolineato ancora Amato nell’omelia, notando che «anche sul letto di morte fece un ultimo dono, quello delle cornee». Proclamarla beata, ha concluso, indica «un segno concreto della fiducia e della stima che il Papa ha nei giovani, nei quali vede il volto giovane e santo della Chiesa».

E Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, ha definito «un momento storico» la beatificazione di Chiara, «quale primo frutto maturo del nostro Movimento»; sarà commemorata il 29 ottobre di ogni anno, giorno in cui era nata nel 1971. «È un momento storico, una conferma, da parte della Chiesa, che la spiritualità dell’unità vissuta porta alla santità», ha aggiunto Voce, che ha voluto evidenziare come l’evento rappresenti «un nuovo impegno. Chiara Luce ci sprona ad andare avanti, anzi a 'correre' nella via della santità».

 

Avvenire: Laura Badaracchi - 26 settembre 2010