"...la sento vicina e percepisco una forza d’amore..."

Mi sono chiesta più volte come e perché sia nato un sentimento di grande affetto verso Chiara. Siamo quasi coetanee e abbiamo frequentato entrambe il Liceo classico, ma di lei fino a circa un anno fa non sapevo nulla.

 

Casualmente, sfogliando la rivista Voce di Padre Pio, mi accorgo che in un articolo sono state inserite delle fotografie di una ragazza che ha un sorriso meraviglioso con occhi pieni di una luce che rivela la gioia di avere trovato e di possedere un tesoro di valore inestimabile. Poi leggo la breve biografia e mi accorgo che quegli occhi bellissimi stanno per spegnersi inesorabilmente a causa di un osteosarcoma. So cosa significa osteosarcoma perché per tanti anni ho lavorato come biologa precaria all’Istituto Rizzoli di Bologna. Vedo che questa giovanissima ragazza affronta con coraggio e una serenità non umana il suo calvario. Ne rimango affascinata, ma la cosa più strana è che da allora la sento vicina e percepisco una forza d’amore proveniente da lei e indirizzata anche nei miei confronti. Una frase di Chiara mi è rimasta particolarmente impressa: “Il dolore superato rende libero!”.

Chiara è grande perché mi dice che libertà significa spogliarsi delle certezze umane e lasciarsi con sicurezza perdere nel mare dell’amore di Dio. Il suo martirio, liberamente accettato, pareva togliere le sicurezze di un domani pieno di vita e di bellissimi progetti. In realtà le ha dato la sicurezza più grande: quella di essere la creatura amatissima da un Gesù innamorato di Lei.

Nel trovarmi in mezzo alle tribolazioni, alle incomprensioni e alle fatiche quotidiane, Chiara con il suo sorriso da bambina mi insegna che bisogna abbandonarsi al Signore con quella fiducia che ha il bambino verso la sua mamma. Anch’io sono una mamma: ho tre bambini di 12, 7 e 6 anni (Gabriele, Michele e Caterina) oltre a una piccola che adesso avrebbe 9 anni, ma che morì in grembo al sesto mese di gravidanza. In questi anni ho cercato di far crescere la mia famiglia insieme a mio marito, ora ammalato; a volte anche con fatica per il peso degli impegni di casa e del lavoro fuori casa. Chiara però mi insegna a guardar oltre: lei, così giovane, aveva la saggezza e la pace di una vegliarda. Così mi affido all’intercessione di Chiara per le mie intenzioni. La sento vicina e quando qualche volta scorgo nel cielo la scia lasciata da un aereo, penso a lei perché quella è la scia di luce che ha tracciato per me e per tutti. Grazie, Chiara, per aver volto s di me il tuo sguardo e per avermi del tutto gratuitamente insegnato che Gesù è amore, vera libertà e sicurezza. Manuela - Bologna