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«Eccomi Gesù, ancora oggi davanti a te,
tutta rinnovata, proprio come tu mi vuoi...»
                                             Chiara Badano
 
 

 

 

Il dono della fede

Nell'accingermi a scrivere, il pensiero corre a chi mi legge. A te dunque. Ci unisce la stessa fede, o almeno la preghiera perché aumenti e condividerne qualcosa è sempre motivo di gioia interiore. Si allontana la paura della solitudine e si gusta la comunione fraterna.

Il tempo nel quale troverai spazio per scorrere queste pagine, la Chiesa lo chiama: Tempo ordinario. Quando la quotidianità potrebbe portare alla noia, il cancro dei nostri giorni, o l'ordinarietà delle cose che ci incalzano all'ansia di prestazione. È invece un tempo nel quale metabolizzare gli eventi stupendi della nostra salvezza: l'Incarnazione. Dio che nel punto più basso del suo rivelarsi e comunicarsi si fa piccolo con ciascuno di noi perché seguendolo raggiungiamo, in breve o lungo tempo, la sua statura.

La Pasqua, quando avendoci amati fino alla fine ci dona la vita, quella abbondante, il suo spirito perché non moriamo più. Al termine poi del suo compito fa di ciascuno il continuatore del suo Vangelo. Ci lascia anche il "come" vivere con Lui, per Lui ed in Lui. Gente con i piedi in cammino sulla terra a cercare la sua fisionomia in ogni uomo e con gli occhi rivolti alla meta, al Cielo, alla destra del Padre, dove saremo per sempre con Lui.

Ci sono tre piccole parole che possiamo far nostre, giorno per giorno di questo tempo: Grazie! Arrivederci! Ciao! Parole che vengono dal lessico quotidiano ma che dette a Gesù possono render musica il solfeggio della vita. Grazie per chi ce lo ha fatto conoscere e così ci ha messo nel cuore l'attesa dell'Avvento, l'aspettativa orante nei momenti faticosi; il grazie per la tanta bellezza che ci circonda e perfino per le Croci che ci rendono così simili a Lui.

È un grazie che diventa Eucaristia e si fa corale con quanti condividono con noi la fortezza dell'ascolto, la gioia del perdono, la forza verso quanti stendono a noi la mano proprio come noi la stendiamo verso di Lui. Il "Grazie" è la radice della cultura, della educazione, del quotidiano vivere cristiano. È cosa "buona, giusta, nostro dovere e fonte di salvezza"!

Gli diciamo: arrivederci, addio, a Dio! Seguendo Lui la nostra vita, il nostro tempo che immaginiamo circolare, diciamo che è una ruota che gira e… dalla vita non se ne esce vivi… Diventa un vettore, una freccia che raggiunge il traguardo. Lo rivedremo e come i discepoli sul Tabor esclameremo: È bello per noi stare qui. Vederlo sarà stato il premio stesso della vita. Ce lo ha assicurato: Vado ma ritornerò e vi porterò con me. Allora la quotidianità si fa intensa: Ciao! Il portoghese direbbe: Obrigado. Ciao!

Dal dialetto veneto: schiavo, dichiara il nostro legame stretto con Lui. Legame intimo, amichevole ma non per questo meno impegnativo. E qui si apre l'orizzonte nella vita personale, comunitaria, sociale per qualcosa che abbia il sapore, il profumo, lo sguardo, il passo di Lui. Qualcosa di gratuito, compiuto non per dovere, per interesse, per abitudine ma perché ripieni del suo amore gratuito, quello che abbiamo imparato a chiamare Grazia. Nella nostra quotidianità prendiamo in mano i vangeli. Lasciamoci coinvolgere dalla curiosità delle prime comunità che non si sono accontentate di sapere che cosa avesse detto Gesù. Volevano sapere "come" l'avesse detto perché avvertivano il bisogno di un rapporto personale con Lui. Troverai tante sue domande inerenti la vita, il Regno che Egli reca nella sua persona, sulla comunità credente, sul mondo di cui siamo parte, sulla vita e perfino sulla morte.

Don Ezio Stermieri
Redattore della rivista “Credere all’Amore”