Storie di ordinaria santità

Giornata di studi nella basilica di Santa Chiara per ricordare, tra gli altri,
la vita del giovane sacerdote napoletano Fabrizio De Michino
 

Promosso dall’Associazione culturale “Don Fabrizio De Michino – Vi darò un cuore nuovo”, con il patrocinio della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale sezione San Tommaso d’Aquino, del Complesso Museale della Basilica di Santa Chiara e dei Gesuiti della Basilica del Gesù Nuovo, giovedì 23 aprile si è tenuta presso la Sala Maria Cristina in Santa Chiara, la Giornata di studi «Gaudeamus omnes in Domino. Dalla periferia del mondo storie di ordinaria santità». La Giornata, che si avvaleva della collaborazione di altre Università, come la Gregoriana, il Suor Orsola Benincasa, l’Universidade di Lisbona e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Donnaregina di Napoli, e che ha visto la partecipazione di numerosi ed affermati studiosi, si è svolta in tre sessioni e si è aperta con i saluti di don Adolfo Russo, Vicario per la cultura, P. Carlo D’Amodio ofm e P. Giovanni Paolo Bianco, rispettivamente Provinciale dei Frati Minori e Parroco di Santa Chiara, e il decano don Lello Ponticelli. Fabio De Michino, presidente dell’Associazione, ha ringraziato tutti i presenti, motivando la scelta teologica e pastorale della Giornata.

 

La prima sessione - La chiamata alla santità. Un approccio storico-teologico-spirituale-, e la seconda sessione -L’incarnata santità del popolo. Il Vangelo dal basso - sono state moderate da Don Antonio Ascione, segretario della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. P. Francesco La Vecchia op, Priore provinciale dei Frati Predicatori della Provincia San Tommaso d’Aquino in Italia, nel tentativo di offrire una lettura iconografica dell’arte sacra che racconta la santità, ha evidenziato il grande gioco di sguardi e l’analisi a più livelli che un’opera può generare in chi la contempla. Pasquale Giustiniani, del Suor Orsola, invece, parlando della “cordata di santità” che, nella Napoli di fine Ottocento, sospinse non pochi fedeli laici e persone di vita consacrata alla perfezione evangelica, ha sottolineato come anche oggi questo incrocio di santi è una fioritura che sboccia nella vita di tanti cristiani di ogni tempo. Gaetano Piccolo sj, della Pontificia Università Gregoriana, ha presentato le beatitudini come modello di santità: tra mancanza e consapevolezza si snoda l’itinerario di ogni cristiano per raggiungere una perfezione “incarnata”. Infine Carlo Pelliccia, del Clepul - Univesidade de Lisboa, ha offerto una testimonianza sul samurai “martire” giapponese, recentemente beatificato, Takayama Justus Ukon, per rimarcare l’universalità e l’ordinarietà della santità.

 

 

 

 

Nel pomeriggio, dopo la visita guidata al Gesù Nuovo per San Giuseppe Moscati, la terza sessione - Il desiderio di diventare santi -, moderata dal Direttore dell’Istituto Donnaregina don Antonio Scarpato, si è aperta con la relazione di S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra, il quale, partendo dal Concilio Vaticano II e da una felice intuizione del Cardinale Martini, ha sottolineato il concetto di vocazione universale declinato in tre modelli: santità eli- taria, santità vicaria e la santità diffusa. Mariagrazia Magrini, Vice postulatrice della causa di canonizzazione di Chiara ‘Luce’ Badano, ha offerto una commovente testimonianza su questa giovane ragazza la cui esemplarità è una lampada che non deve rimanere nascosta sotto il moggio perché dona «la testimonianza di un sì incondizionato all’amore di Dio: un sì che percorre l’intera sua vita e ha la forza di trasformare la malattia in un cammino luminoso con Gesù verso la vera vita».

 

 

Don Doriano Vincenzo De Luca ha, infine, presentato la figura del giovane sacerdote don Fabrizio De Michino, per il quale è in atto un lavoro di raccolta documentale sulla sua vita, evidenziando non solo la capacità di vivere la malattia come una grazia, ma soprattutto le sue “qualità” sacerdotali rilette alla luce di un cammino teologico-pastorale condensato in tre direttrici: lo “sguardo di Dio”, l’accoglienza eucaristica e la missione “mariana” che sfociano nel tema della “fanciullezza” spirituale. La storia di don Fabrizio ci aiuta a capire che non si tratta di banale semplificazione o di uno stato psicologico; è piuttosto la strada per vivere un contatto profondo con l’interiorità, è un esercizio di humilitas, di riconciliazione con la propria umanità. Rimanere piccoli, ci ricorda sempre don Fabrizio, comporta anche non fuggire nascondendosi per paura (come in Gn 3,10), coltivando un rapporto realistico con se stessi. «L’ostinazione nel nascondere la precarietà e la fragilità a cui si è esposti - ha concluso don Doriano - porta spesso anche alla perdita dell’umorismo dimenticando che i concetti fondamentali dell’umorismo, ossia libertà, misura, completezza, gioco, sono nel contempo istanze intime dell’uomo religioso. I giullari sono come fanciulli: saltano, sdrammatizzano e cantano la verità!». (dvdl)

 

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