Una "bella e buona notizia" per chi vuole ricominciare

 

Ricominciare sì, ma da che cosa? Da chi? La cultura nella quale anche noi cristiani siamo immersi come in un liquido stagnante non aiuta. Il passato pesa senza scampo, il presente inghiotte come sabbia mobile, il futuro è incerto e pauroso… La Chiesa con la sua liturgia della Parola, per un anno intero ci ripeterà come madre a figli timorosi e impauriti: bisogna ricominciare da Cristo. Il Vangelo di Marco si apre con una riga senza equivoci: "Vangelo di Gesù Cristo, che è Gesù Cristo, l'atteso, figlio di Dio". Non c'è altra salvezza che venga dalla nostra presunzione di autosufficienza, ma venga dall'Unico che può salvare la nostra stessa breve, precaria esistenza.
 
 
Questo Vangelo è un itinerario che rimanda all'intero cammino degli anni e subito pone la condizione che interpella la nostra libertà nel deciderci: "Convertitevi, ritornate allora sulla giusta strada, fidatevi del Vangelo, non c'è verità più vera che la 'dottrina nuova' di Gesù. Il suo linguaggio non analizza la nostra situazione come le tante diagnosi che ci anestetizzano. È una parola, che crea, pone in essere, libera, irrobustisce per una nuova rotta dei nostri giorni.
 
Ci accompagna nel deserto delle nostre idee, dei nostri progetti, delle creature che promettono e non mantengono, dove con Gesù e in Lui, le fiere e gli angeli coesistono. Tutto, dunque, come era nel progetto di Dio su di noi, si rappacifica. È tolta la paura delle fiere che sbranano e diventiamo compagni degli angeli che servono Dio e ci insegnano a fare della vita un servizio. Diventiamo spettatori e noi stessi attori di una umanità che si accalca attorno a Gesù per essere guarita.
 
 
 
Ci sono mali che ci intisichiscono, ci azzoppano, ci accecano, ci rodono interiormente, ci rubano l'identità ed Egli guarisce. Ci restituisce a noi stessi, a quanti fanno parte delle nostre giornate, a Dio. E così inizia il cammino dietro alla sua predicazione, meravigliato dei suoi gesti così umani e così divini, allo stare con Lui preoccupati se non lo vediamo più e desiderosi di sentirlo ancora. E così quando Egli chiederà come allora ai discepoli: chi sono per te?, la risposta di Pietro diventerà la nostra: Tu sei, per me, il Figlio di Dio. Avremo la gioia di vederlo trasfigurato sul monte alto e questo ci darà la forza di seguirlo dove la vita si fa croce, tentazione di forza, di vendetta o di silenzio rancoroso. Staremo con Lui per fare Pasqua e sotto la sua Croce, portando la nostra, diremo con il centurione romano: "Davvero quest'uomo era ed è il Figlio di Dio".
 
 
Entreremo con le donne nel sepolcro. La pietra che sembra suggellare la nostra fine, sarà tolta; di domenica in domenica ci sentiremo annunciare che è risorto e saremo invitati a cercarlo nella Galilea del lunedì, martedì… spiando sul volto di ogni uomo, diventato fratello, la sua fisionomia: "Là lo vedrete". Al termine del percorso dentro il Vangelo ne inizierà un altro.
 
Mandati da Lui fino ai confini del mondo, noi stessi immunizzati da veleni, serpenti, tentazioni di desistere, saremo suoi testimoni accanto a chi soffre, portando il Vangelo divenuto vita e saremo così primizia del mondo nuovo, il Regno di Dio, che Egli ha posto nella nostra quotidianità. Niente e nessuno ci farà del male.
 
Chiara Luce ha percorso questo tragitto in 20 minuti; quando tutto sembrava finire, per lei iniziava il percorso di quel Vangelo vissuto che la Chiesa ha riconosciuto paradigma di vita per ogni giovane, adulto, vecchio che voglia ricominciare. Leggendo la cronaca dei suoi giorni è come sfogliare le pagine del Vangelo di Marco e concludiamo con la Chiesa: beata, felice te che hai creduto che quando ti hanno detto: siamo alla fine, hai ricominciato per te e per noi. Abbiamo davanti un anno, l'anno del Vangelo di Marco.
 
Con Lui attendiamo l'arrivo, l'avvento definitivo del Signore che già è venuto e ancora viene nella Parola, nei Sacramenti, nel sacramento del fratello, nell'insegnamento della Chiesa, nel puntuale, intimo colloquio interiore.
 
Non rassegniamoci al passato con i suoi fardelli immobilizzanti, facciamo il passo. Ne seguirà un altro e un altro ancora. I passi diventeranno cammino. Il cammino del Vangelo di Marco.
 
E. S.
 
 
Fonte: Credere All'Amore - Anno XIV– N°3–Dicembre 2017