La Santità dei giovani – capitolo 3

Luce d'Amore - Onlus

La Santità dei giovani – capitolo 3

Nel Messaggio per la XXII Giornata Mondiale del Messaggio , il Papa afferma che la Croce «è la certezza dell’amore fedele di Dio per noi. Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza ci dona la forza per portarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci … ». Papa Francesco ci invita a ricordare che tutti i malati sono nella Chiesa non solo destinatari di attenzione e di cura, ma prima ancora e soprattutto protagonisti del pellegrinaggio della fede e della speranza perché testimoni dei prodigi dell’amore che fiorisce dalla Croce. Un aspetto fondamentale e decisivo della spiritualità di Chiara Badano messo in evidenza da Mons. Maritano nella parte conclusiva della sua catechesi dedicata alla virtù dell’amore.

“Dopo aver parlato delle virtù teologali della fede e della speranza, passiamo all’amore. La fede in Dio amore. « Dio mi ama immensamente! » Durante la sua malattia, la fisioterapista inizia a piangere perché vede quanta sofferenza le procura. Ma Chiara le dice: «Non devi piangere, Dio mi ama immensamente!» Eppure è vero! Anche in questo momento di grande sofferenza Dio mi sta amando. Fede nell’amore di Dio. «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Lettera ai Romani 5,5). Lo Spirito Santo ci dà la forza di amarlo nel modo da Lui desiderato.

Amare il prossimo come Dio vuole che lo amiamo. E Dio, lo sappiamo, è presente in noi e agisce per spronarci al bene e distoglierci dal male. Ci indica l’esempio di Gesù. E’ Lui che ci insegna come si ama Dio e come si amano i fratelli. In quali modi si è espresso l’amore di Chiara per Dio? Con il rivolgere spesso il pensiero a Lui chiamandolo «mio sposo ». E questo lo dice già all’età di 11 anni. Un giorno, mentre Chiara si trova in ospedale a Torino, va a farle visita il Cardinale Saldarini il quale resta stupito dal suo sguardo e le dice: «Hai un espressione degli occhi molto bella, come mai? » E Chiara imbarazzata risponde: « Cerco di amare Gesù! » Chiara concentrava tutte le sue forze nell’amare Gesù e nell’ascoltare e meditare la Sua Parola, ossia il Vangelo. Un altro aspetto importante nella vita di Chiara è il senso di riconoscenza per i doni ricevuti, doni di natura e di grazia. Non possiamo non rivolgere uno sguardo di affetto e riconoscenza a Dio per tutto quello che continuamente riceviamo da Lui. Di qui il valore incomparabile dell’eucarestia e dei sacramenti.

Chiara vive dell’eucarestia. Partecipa alla celebrazione con la massima attenzione. Non sopporta che si parli accanto a lei, non si volta mai indietro. E’ tutta concentrata. Legge con una partecipazione accorata la Parola di Dio. Tutta la sua giornata è piena di preghiera. Una preghiera umile e fiduciosa. Un dialogo spontaneo e confidenziale con Lui. Un dialogo che porterà avanti anche quando sarà costretta a restare a letto a causa della sua malattia. Un dialogo che le darà la forza di andare avanti con serenità e pace. Un dialogo che le permetterà di riconoscere anche le sue piccole imperfezioni, omissioni. Dirà Chiara: «Mi sento tanto piccola ».

Ma a Chiara interessa compiere, per amore, la volontà di Dio. Dinanzi alla malattia lo dirà: « Io non guarirò più, l’ho capito. Devo fare la volontà di Dio e sono pronta a farlo » e più volte ripeterà: «Se lo vuoi tu Gesù, lo voglio anch’io». Ubbidire alla volontà di Dio compierla per amore. Comincia da ragazzina a compiere doveri per far piacere a Gesù. Accoglie con docilità le disposizioni della divina provvidenza: le persone, la propria vocazione, la famiglia, le condizioni di salute …. Ecco il suo «sempre sì » che ritorna poi sovente con la giaculatoria: «Per te Gesù, con te Gesù ». La testimonianza di Chiara raggiunge il vertice durante i lunghi mesi di malattia …. «Mamma celeste, ti chiedo il dono della guarigione, ma se non rientra nella volontà di Dio, ti chiedo la forza di non mollare mai. Consapevole del mio nulla cerco di offrire le mie sofferenze nei momenti più difficili, certa dell’amore di Dio ». Rifiuterà la morfina dicendo: «Mi toglie la lucidità e io posso offrire solo il dolore a Gesù ». E quando le viene in mente che forse potrebbe desiderare il paradiso per non soffrire più dice: «Non chiedo a Gesù di portarmi in Paradiso, altrimenti sembra che io non voglia più soffrire. Mi abbandono a Lui, sarà Lui a decidere ».


Dinanzi a questo eroismo, a questa perseveranza di amore così filiale, come ha risposto il Signore? Chiara ha ricevuto dal Signore dei doni straordinari. Innanzitutto ha vissuto esperienze mistiche: «Se adesso mi chiedessero se voglio camminare direi di no perché così sono più vicina a Gesù » o ancora: «Non riuscivo a scendere dalle altezze dove trascorrevo tutte le mie giornate, dove tutto è silenzio e contemplazione ….. La malattia è arrivata al momento giusto! Voi non potete immaginare qual è adesso il mio rapporto con Gesù … Soffrivo molto fisicamente ma la mia anima cantava ». Ecco l’esperienza che il Signore gli ha concesso. Con questo anticipo di Paradiso si può comprendere come desiderasse giungere alla conclusione della sua vita. «Quando in cielo arriva una giovane di 18 anni si fa festa …. Gesù mi aspetta! » La certezza del Paradiso diventa un invito a fare festa …. e il suo funerale dovrà essere una festa come fu di fatto. Ho potuto celebrare questo funerale e vi assicuro che è stato unico in tutta la mia vita. Alla mamma disse: «Ciao mamma! Sii felice, io lo sono! » Ecco la santità di una santa giovane. E’ importante far conoscere la testimonianza di giovani che non hanno dato tutto al Signore. Non hanno rifiutato nulla. E il Signore li ha premiati.”

† Mons. Livio Maritano