Amare Gesù come Sposo

Luce d'Amore - Onlus

Amare Gesù come Sposo

Nella breve vita di Chiara ci sono come due tappe. La prima, fino all’età di 16 anni; la seconda nei due ultimi anni, durante la malattia. Tutta la sua esistenza è unificata e illuminata dalla carità. L’amore di Dio e del prossimo è il cuore del Vangelo, di ogni autentica spiritualità cristiana e in modo particolare della spiritualità di Chiara Lubich. Ha per centro Gesù nel suo mistero della Passione: Gesù Abbandonato.

Attinge forza da Gesù in mezzo, ossia dalla sua presenza promessa a coloro che sono uniti nel suo nome, cioè nel suo amore (Mt 18,20). Come Teresa di Lisieux, la beata Chiara non vive per altro che per “amare Gesù e farlo amare”. L’alimento quotidiano di questo amore è inseparabilmente l’Eucarestia e il Vangelo. Nel cuore di Chiara l’amore di Gesù è un “amore sponsale”. Secondo l’insegnamento della Lubich, ciò comporta che dallo Sposo non ci si può separare: se viene un dolore si rimane uniti a lui.

Amare Gesù come Sposo significa quindi abbracciare la sua Croce. Tutti i cristiani sono chiamati a realizzare “il matrimonio spirituale con Cristo, ossia la santità. Questo amore, per Gesù sposo aiuta Chiara fin dalla preadolescenza a lottare contro l’egoismo per amare il prossimo, come pure a impegnarsi nel combattimento spirituale della purezza. Durante la malattia l’amore di Chiara per Gesù cresce e si rafforza, con l’affetto di offrire a tutti una sconvolgente testimonianza di serenità e di pace. Dimentica di sé, si fa attendere a tutti: vicini o no, credenti e non credenti. Il 14 giugno 1989 scopre la gravità del suo male e risponde con un decisivo “sì” alla volontà del Padre. Questo assenso non verrà mai meno: sarà sempre riaffermato con una forza impressionante. Il dolore è trasfigurato dall’Amore: eroica adesione alla volontà divina.

Nella sofferenza si consolida il suo amore verso il prossimo: non solo per i familiari e gli amici, ma anche per i drogati, i non credenti, gli atei. Fin dall’infanzia si era dimostrata sensibile per i bambini dell’Africa; non li dimentica nel corso della malattia, anzi dona per loro tutto il denaro ricevuto per la ricorrenza dei suoi 18 anni. E inoltre nell’ultima fase della sua vita che giunge al culmine la fede e la speranza di Chiara. Il lungo e doloroso calvario è un vero e proprio “martirio”, una forte e luminosa testimonianza della verità della fede e della speranza.

Ricorda la mamma: “Il paradiso era uno degli argomenti cui Chiara parlava più volentieri e ne voleva parlare con me”. Una fede fortissima nella vita eterna. Fede incrollabile: mai un minimo dubbio. Chiara prega e offre se stessa per la salvezza di tutti i fratelli. E’ sicura che il momento della sua morte sarà quello delle sue nozze con Gesù: tutti dovranno fare festa, “perché ora Chiara vede Gesù”. Nel cammino di santità di Chiara Luce, e poi nel cammino ecclesiale di riconoscimento della sua santità, c’è qualcosa di veramente esemplare, con il coinvolgimento di una Famiglia cristiana, di una Chiesa diocesana e di un Movimento ecclesiale.

Va sottolineato il fatto che lo stesso Pastore della Diocesi, Mons. Livio Maritano, Vescovo di Acqui Terme, ha dato a Chiara il sacramento della Cresima, le è stato vicino come un padre durante la malattia, ha celebrato il suo funerale, e poi ha aperto e guidato tutto il Processo di beatificazione nella fase diocesana (tra il 1988 e il 2001)

La Positio comprende 2 volumi. I suoi contenuti principali sono le numerose testimonianze (72) riunite nel volume I e la lunga Biografia Documentata che occupa tutto il volume II. La presente meditazione attinge a questa fonte principale.

 

Fonte:  CREDERE ALL’AMORE – Organo edito da Luce d’Amore ONLUS – settembre 2011