“Chiara splende come il sole”

Luce d'Amore - Onlus

“Chiara splende come il sole”

Sono le 4,10 del 7 ottobre 1990: a Chiara si aprono le porte del Paradiso. La notizia della sua dipartita si diffonde in un baleno, in paese e fuori, ed è subito un accorrere di persone. Presiede la concelebrazione eucaristica lo stesso Vescovo diocesano, Mons. Livio Maritano. Egli ha seguito costantemente il decorso della malattia, l’ha avvicinata più volte e nei giorni antecedenti il decesso matura la decisione di solennizzare con la sua presenza il commiato della comunità ecclesiale: “Il ricordo di Chiara – riferirà in seguito – mi accompagnava sempre. Tornando dalla Beatificazione a Roma del can. Giuseppe Allamano, sapevo che le sue condizioni si erano molto aggravate e pensai a lei: “Chissà come sta?, e mi proposi di partecipare alle sue esequie. Rimasi nuovamente impressionato per la folla presente e in particolare per le centinaia di giovani. Il clima fu quello del popolo, che, come seppi dopo, era stato voluto da Chiara: una Messa gioiosa di festa, di fede.”

Omelia di Mons. Livio Maritano del 9 ottobre 1990 in occasione del funerale di Chiara Badano

 

“ Questa figliuola non ci è stata sottratta, ci è donata una seconda volta. Con fede vivono quest’evento i familiari, i genitori, lo vivete voi cari parrocchiani di questa comunità, tutti gli amici e le amiche del Movimento dei Focolari. E’ giusto che noi ci mettiamo sulla sua stessa lunghezza d’onda, di Chiara, per condividere la sua fede e ritenere che oggi, com’è nella tradizione della Chiesa, festeggiamo il “dies natalis”, il giorno della nascita. Comincia la grande vita, la vera vita! Gesù ci ha detto: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. E’ la vita ridondante, una vita senza limiti di perfezione, quella che Dio concede al credente, a chi ha vissuto compiendo la Sua volontà! Dobbiamo rinnovare questa nostra fede nella Vita eterna: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Mangiare il pane di Gesù vuol dire, non compiere un rito esteriore, ma condividere la scelta di Gesù; vuol dire condividere il suo modo di offrire se stesso per tutti. Questo è il pane di Gesù: fare della vita un dono, completamente, e per tutti.

Allora, partecipare all’eucarestia, nutrirsi di questo pane, ci garantisce di essere con Gesù per sempre. Vita che un adolescente non può non desiderare prorompente dalla sua vitalità giovanile; vita, bisogno che Dio immette nel cuore dell’uomo, di tutti noi. Un bisogno incontenibile; non può essere defraudato da Dio che è un Padre. Tutto da parte di Dio è un dono. Un padre non può che donare ai figli, soprattutto quando l’ha promesso. E’ la pienezza della verità, questa vita! “Lo vedremo così come egli è”, dice la Scrittura nella Lettera di San Giovanni, e Paolo dal canto suo dice: “Quaggiù noi vediamo in maniera confusa, come in uno specchio appannato.

Allora, vedremo faccia a faccia” nella gioia che Chiara si riprometteva allorché non voleva che le si anticipassero – come potremmo del resto anticipare noi queste esperienze che vanno compiute in prima persona perché Dio ha preparato quello “occhio non vide, orecchio non udì” e che il cuore dell’uomo non riesce ad anticipare? – Questo ha preparato Dio per coloro che lo amano! Pensate che cosa vuol dire non essere capaci di male, per sempre.

Pienezza di amore: “ Nulla ci potrà separare dall’amore di Cristo”. Non la morte fisica, nulla. E’ pienezza di gioia: siamo fatti così. Dio ci ha fatti bisognosi di gioia. E quante volte andiamo ad elemosinarla dove non c’è la garanzia né di durata né di schiettezza di questa gioia. Ma Dio, a coloro che si fidano di lui, e si affidano totalmente a lui è garante di questa gioia.
“I giusti splenderanno come il sole” – ha detto Gesù – “nel regno del loro Padre”. Pensiamo a Chiara che splende come il sole. La gioia è bella perché è condivisa. Gesù che ci ha detto: “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” è Gesù che rende possibile essere gli uni per gli altri motivi di gioia per sempre. Pensiamo che cosa significhi non essere frenati nell’amore delle nostre imperfezioni, dai nostri difetti, né da quelli degli altri; cosa che è impossibile quaggiù sarà possibile. Dio ci prepara a questa esperienza straordinaria che è la vita comune: la pienezza della comunione. Miei fratelli, il dono che ci fa Chiara è un dono grande, un dono della testimonianza cristiana. Guardando quelli che riescono veramente bene nel cristianesimo noi possiamo giudicare il cristianesimo.

Non dalla nostra mediocrità! E dobbiamo esserle grati per questa testimonianza di fede con cui si è protesa verso la Vita: incontrare Gesù. Testimonianza di fede che ha trasformato questi due anni di dolore e di atroci dolori sul piano fisico; ma quello che trasforma, che fa il miracolo, è l’amore. Una fede che accende quest’amore per Gesù e che mettendoci in compagnia di lui: “Sono con voi tutti i giorni”. Ventiquattro ore su ventiquattro Gesù può essere con noi, vuole essere con noi, ma quando noi nella fede siamo con lui, allora, veramente si compie il miracolo di trasformare il dolore in amore. Allora possiamo capire come Chiara non volesse attenuare la sofferenza con la morfina: “Posso offrire soltanto il dolore a Gesù”. Comprensione che deve indurci alla riconoscenza verso Dio e a collaborare con la grazia per portare i frutti attesi dal Signore. Ringraziamo Iddio di questo dono immenso che ci ha fatto e riconosciamo che la sorgente di questo dono proviene attraverso i mezzi normali che Dio mette a nostra disposizione. Ci chiediamo: donde scaturisce questo frutto? Se lo chiedono i giovani, se lo chiedono i suoi coetanei che hanno ricevuto le medesime cose: la parola di Dio ( veramente in lei è diventata Parola di Vita) i Sacramenti.

 

Mi sembra sei anni fa, le amministrai la Cresima insieme a parecchi altri di voi. Come mai ha portato in lei questo frutto? Di che cosa è potenzialmente ricca la grazia di Dio, disseminata nei Sacramenti, nell’Eucarestia? Può fare dei Santi questa grazia, sempre che noi non ci opponiamo, non opponiamo resistenza, ma l’accogliamo, la lasciamo – in piena disponibilità d’animo – operare in noi. Ecco il frutto: il frutto della famiglia cristiana, il frutto di una comunità cristiana, il frutto di un Movimento di cristiani che si impegnano ad amarsi a vicenda, ad aiutarsi a vicenda, a camminare sull’esempio di Gesù, a sentire che Gesù davvero è in mezzo a noi.
Dobbiamo essere grati a tutti coloro che hanno operato per la sua santificazione, per questa crescita galoppante di vita cristiana che oggi celebriamo nella sua conclusione. Siamo grati, e questo vorrei dirlo a proposito di tutti gli educatori e di tutti i genitori: bisogna seminare, seminare con costanza, seminare con fiducia, perché il Signore sa suscitare poi una collaborazione così straordinaria che ci riempie di stupore. Ma, tutti insieme mentre ringraziamo Iddio di questo dono non possiamo non riceverne un appello e un invito per tutti noi.

Questo stesso cammino di vita cristiana e di trasformazione delle vicende dell’esistenza può essere la vostra esperienza personale. Dio non ha voluto chiamare alcuni privilegiati: “Andate, annunciate il Vangelo a tutte le creature”. Non c’è nessuno escluso dall’amore di Dio; non c’è nessuno verso il quale Gesù abbia sospeso , interrotto il rapporto, la ricerca. E’ lui che ricerca tutti noi. Forse l’abbiamo fatto bussare a lungo nella nostra vita, magari per degli anni, non lo facciamo aspettare più … Questo fatto che oggi è al centro del nostro dolore e della nostra gioia è un richiamo di Gesù e un appello a rispondere con generosità.
Abbiamo visto che cosa è capace una creatura anche fragile, un’adolescente, quando corrisponde alla grazia. Ebbene, impegniamoci, come singoli, come famiglie, come comunità a raccogliere questo dono che il Signore oggi ci fa.

Nell’Eucarestia facciamo nostra la promessa di vivere di Cristo; di farlo entrare nella nostra vita, di assimilare le sue decisioni, i suoi desideri, le sue aspirazioni, i motivi delle sue scelte e accettare le prove, anche dure dell’esistenza, certi che Dio non ci delude”.

† Mons. Livio Maritano