Lettere a Chiara «Con te c’è gioia»

Luce d'Amore - Onlus

Lettere a Chiara «Con te c’è gioia»


Una mamma che chiede aiuto per i suoi tre bimbi.
Una ragazzina di otto anni che ha letto e riletto tante volte «la storia della tua vita».

Una giovane che si era persa dietro a idoli, egoismi e depressione che ha ritrovato la gioia di vivere attraverso la sua storia. Damiano l’ha scoperta navigando su Internet… Tante, tantissime lettere, messaggi, telefonate arrivano ogni giorno a Torino, nel cuore della città, dietro piazza San Carlo dove ha sede la Postulazione per la causa di canonizzazione di Chiara Luce Badano. La testimonianza della giovane beata di Sassello, piccolo comune ligure ma nella diocesi piemontese di Acqui, continua a conquistare il cuore di tante persone, soprattutto giovani. Di ogni nazionalità.

Proprio ieri si è celebrata la sua memoria liturgica, e monsignor Livio Maritano, postulatore della causa, ha invitato a imparare «dai giovani quando loro si lasciano guidare da Gesù». Ha ancora vivi nella memoria i suoi incontri con Chiara durante la malattia. «Sollecitava tutti a fare di più per i giovani – ricorda –, per aiutarli a trovare la fede. Le sembrava che non si facesse mai abbastanza». Il vescovo emerito di Acqui sottolinea «il sì ripetuto di Chiara alla volontà di Dio. Un sì pronunciato con amore, con gioia. Anche davanti a una prova così dolorosa».

Mariagrazia Magrini, instancabile vicepostulatrice, giorno dopo giorno con passione ed energia si spende per diffondere e far conoscere la storia di Chiara Luce (il nome che le fu dato da Chiara Lubich con cui aveva intessuto un profondo rapporto epistolare). «Chiara ripeteva spesso – riferisce Mariagrazia – che i giovani sono il futuro e che voleva passare a loro la fiaccola, come accade nelle olimpiadi». E sta accadendo. Lo scrivono i ragazzi della parrocchia di Montecolombo di Rimini dopo essere stati a Sassello, «da questa esperienza il nostro cammino di fede ha avuto una svolta importante. Abbiamo deciso di prendere la fiaccola: il testimone che Chiara ci ha lasciato».

Nel cuore di Chiara c’era un grande sogno: diventare medico per aiutare i bambini africani. A loro, a quella terra, ha inviato tutti i suoi soldi prima di morire per un tumore osseo all’età di 18 anni. E quella che pensava sarebbe stata la sua missione oggi vive, è realtà.

Nel Bénin è sbocciato un progetto intitolato a lei, un progetto che continua a crescere con la generosità di tanti amici in suo nome. E chissà se proprio dalla terra africana, dai bambini più poveri che lei tanto amava, arriverà il miracolo per la canonizzazione.

Si attende solo il parere favorevole dei genitori e poi le spoglie di Chiara potranno essere spostate dal piccolo cimitero di Sassello in parrocchia, per favorire le tante persone che desiderano pregare sulla sua tomba.

Chiara Genisio

(Avvenire – 30 ottobre 2013)