Il saluto de L’Ancora… dal 2001 al 2014

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Il saluto de L’Ancora… dal 2001 al 2014

Domenica 28 gennaio, alle ore 16 in Cattedrale, la Comunità diocesana rivolge il suo saluto grato e riconoscente al Pastore che per più di 21 anni ha servito questa Diocesi: la circostanza offre l’opportunità per alcune riflessioni utili alla crescita della nostra Chiesa.

Il cambio del Vescovo alla guida di una Diocesi, al di là dell’aspetto di vera grazia del Signore che manifesta il suo amore nel garantire la continuità del magistero apostolico ad una Chiesa particolare, segno concreto e mistico della comunione di fede con la Sede apostolica, segna una vera svolta “epocale” nella vita di una comunità ecclesiale: la storia della Diocesi di Acqui si scandisce e si identifica nei suoi 93 vescovi, ad oggi. Il passaggio rivoluzionario del secolo appena chiuso nelle vicende della Chiesa Cattolica è contrassegnato dal Concilio Ecumenico Vaticano II: per la Diocesi di Acqui il Vescovo che ha chiuso il ciclo dei Pastori precedenti il Vaticano II è stato mons. Giuseppe Dell’Omo (1942 – 1971): ricordiamo come, partecipando con solerte impegno a tutti i lavori delle sedute conciliari, tanta è stata la presa di coscienza del cambiamento pastorale nella Chiesa che, ancora settantenne, ha ritenuto in coscienza doveroso dimettersi anzitempo per lasciar posto ad un successore capace ad aiutare la Chiesa di Acqui nel grande passaggio epocale. Il compito è stato raccolto da mons. Aldo Del Monte (1971 – 1972) con tante intuizioni e speranze ma, per scarsità di tempo, neppure avviato. Il suo successore mons. Giuseppe Moizo (1973 – 1979) è stato una vera meteora di bontà: il suo cuore di santo parroco non ha retto al lavoro di convincimento dei sacerdoti, primi collaboratori, e degli stessi laici; il suo ricordo resta perenne come uomo di Dio che si immola per il bene dei figli.

A mons. Livio Maritano è toccato il grave e impegnativo compito di portare la Chiesa acquese a camminare sui sentieri segnati dal Concilio Vaticano II. Le sue doti di cultura e intelligenza, la sua esperienza quale sacerdote e vescovo ausiliare della più grande Diocesi piemontese, erano garanzia di una guida saggia ed accorta per la nostra piccola comunità ecclesiale. Il Libro Sinodale, che mons. Maritano ha promulgato con efficacia dal 1° gennaio 2000 per la nostra Diocesi, concretizza un cammino pastorale di 21 anni di episcopato in questa antichissima e illustre Chiesa particolare.

“Ci ha animato l’intento – scrive il Vescovo Maritano nella premessa del Libro Sinodale – di conoscere più accuratamente il pensiero e l’atteggiamento della comunità diocesana, o almeno di una parte significativa di essa, riguardo agli argomenti di maggior rilievo della sua vita”. Allora vengono alla memoria le sue Visite pastorali in tutte le 115 parrocchie della Diocesi, ripercorse per tre volte, anche con due, tre appuntamenti differenziati. Ogni parroco è testimone che mons. Maritano ha mai detto di no a presenziare una cresima o celebrazione dai grandi ai piccolissimi centri della Diocesi. “Constatata la situazione, abbiamo ricercato nella Parola di Dio e alla luce del Concilio i criteri per formarci una valutazione di massima ed individuare le mete a cui tendere nei prossimi anni”: tornano in mente le sue omelie, le sue meditazioni, le sue conferenze, le sue lezioni, i suoi articoli… promovendo aggiornamento per il clero, settimane di cultura teologica, esercizi spirituali soprattutto per i sacerdoti, associazioni cattoliche, collaboratori: da catechisti a scuola di musica sacra, gruppi famiglie, collaboratori laici; il magistero di mons. Maritano sa spaziare con competenza profonda e aggiornata in ogni campo: pastorale, catechetico, sociologico, liturgico, biblico, teologico… “La preghiera di molte persone e l’encomiabile dedizione di numerosi collaboratori… hanno permesso di conseguire un risultato consolante”: ricordiamo l’impegno affinché a Dego sorgesse un monastero di clausura; alla Pieve di Ponzone ritornasse il servizio religioso; alla abbadia di Tiglieto rifiorisse l’opera dei Cistercensi, assenti da più secoli; senza dimenticare l’apporto della Madri Passioniste ad Ovada, la preghiera degli ammalati, che si premurava di visitare in tutte le parrocchie; la realizzazione dell’Oami ad Acqui, con il desiderio di un reparto per i sacerdoti più bisognosi; né va dimenticato il dialogo sempre aperto con le famiglie religiose maschili e femminili che operano in Diocesi a cui ha sempre offerto e richiesto franca collaborazione, con atti di fiducia e coinvolgimento significativi; la stessa volontà di valorizzazione delle figure diocesane nel campo della santità (Teresa Bracco, Chiara Badano, Paolo Pio Perazzo, Madre Camera…) testimonia il grande valore che mons. Maritano ha voluto dare a questa componente della testimonianza cristiana. “Per quanto attiene a quelle scelte pastorali in cui le opinioni e le proposte possono legittimamente differenziarsi, spetterà ai Consigli pastorali, diocesano o parrocchiale, la relativa discussione a cui farà seguito la decisione di chi ne ha la potestà”.

La costituzione di queste nuove istituzioni di partecipazione pastorale e il loro funzionamento è stato una costante nell’impegno di mons. Maritano: a questo fine ha voluto nuovi uffici e responsabili della pastorale in Diocesi; la promozione della Caritas diocesana e parrocchiale come scuola di vera catechesi; la pastorale per gli ammalati come valorizzazione di tanti meriti sconosciuti; gli stessi pellegrinaggi intesi come una occasione di cammino comunitario e di testimonianza di fraternità.

Il gruppo de L’Ancora riconosce a mons. Maritano un aiuto concreto nella ristrutturazione del giornale diocesano agli inizi degli anni ’80, una chiarezza di indicazioni che restano magistrali e un rispetto nelle scelte autonome del gruppo editoriale e direzionale segno di intelligente fiducia costruttiva. Come “buon padre di famiglia” mons. Maritano si è preoccupato di valorizzare al meglio il patrimonio della Diocesi: il piano di rappresentanza del Palazzo Vescovile (che personalmente non ha mai abitato) è stato completamente restaurato; altrettanto dicasi del Seminario, con un impegno economico della Diocesi straordinario; ha promosso il grande restauro della Casa del Seminario di Varazze, che resta un patrimonio di sicuro riferimento per l’istituzione; fino al recupero della Biblioteca con il patrimonio di 12 mila volumi antichi e 25 mila di aggiornamento teologico; pari attenzione ha dedicato alla valorizzazione dell’Archivio vescovile sostenendo il responsabile can. Pompeo Ravera; lo stesso sostegno che ha riservato alla esperienza del corso di studi universitari ad Acqui è a pochi noto; ha voluto il complesso parrocchiale di Cristo Redentore ad Acqui Terme e ha seguito con ammirato incoraggiamento la costruzione del santuario di S.Paolo della Croce in Ovada e il grande restauro della Cattedrale; ha voluto che la Diocesi acquistasse l’Oratorio salesiano di Nizza affinché non andasse disperso un patrimonio soprattutto di tradizione formativa della gioventù cristiana di Valle Belbo.

Ora si chiude un capitolo importante per la vita e la sopravvivenza della Chiesa diocesana: ognuno è libero di applaudire o recriminare su scelte, provvedimenti, iniziative perché tutto è passibile del meglio e del peggio. Onestà vorrebbe di cogliere questo momento per rivedere il proprio personale modo di collaborare nella vita della Chiesa come opera unica e irripetibile di Cristo cui solo siamo chiamati a dare conto personale».

Fonte: L’Ancora – 11 Maggio 2014 n. 18, pag.11