Bisogna salvaguardare i diritti umani dei bambini

Luce d'Amore - Onlus

Bisogna salvaguardare i diritti umani dei bambini

Varie circostanze, in questi giorni, hanno polarizzato la nostra attenzione sui bambini. Il Natale è festa per tutti, ma i bambini ne sono i protagonisti privilegiati. Nella Giornata Mondiale della Pace il Papa ha lanciato un vibrante appello: “Diamo ai bambini un futuro di pace!”.

Vari drammi, riferiti dalla cronaca, riguardano purtroppo dei bambini. Nell’anno che si è concluso abbiamo tutti constatato quanto sono calpestati i diritti umani dei bambini: il diritto alla vita, all’integrità fisica, al sostentamento, all’educazione. Per Paesi che si ritengono civili è umiliante registrare i ricorrenti episodi di violenza di cui sono vittime innocenti i bambini e i ragazzi.

Nei territori in guerra, quella crudeltà è esplosa in maniera agghiacciante. “I bambini, osserva il Papa nel suo messaggio, sono persino diventati bersaglio dei cecchini, le loro scuole volutamente distrutte e bombardati gli ospedali dove sono curati. Di fronte a simili mostruose aberrazioni, come non levare la voce per un’unanime condanna? L’uccisione deliberata di un bambino costituisce uno dei segni più sconcertanti dell’eclisse di ogni rispetto per la vita umana”.

Ma anche al di fuori della guerra, la disumanità dell’aggressione sui minori si scatena per i motivi più futili, e spesso ad opera dei familiari. Che dire, poi, di chi li sfrutta attraverso insostenibili prestazioni di lavoro, oppure li usa per l’accattonaggio. Li avvia alla prostituzione, li coinvolge nello spaccio della droga, nei furti, nella pornografia? L’emarginazione sociale dei minori assume, specie nelle città, proporzioni inquietanti. Trova continuo alimento nella disgregazione dei nuclei familiari, nella disoccupazione dei genitori o nella loro incuria verso i figli, nell’influenza deleteria della strada. Sono piaghe sociali che, da un lato, evidenziano gli sbocchi di una degenerazione morale, tanto pervasiva da intaccare il costume in tutti i ceti.

È dovuta all’accantonamento dei grandi ideali, all’interpretazione soggettiva delle norme etiche, ma anche alla rivendicazione di una libertà senza vincoli, oltre che ad una crescente riluttanza al sacrificio. Per altro verso, quei fenomeni di devianza minorile chiamano in causa le carenze educative di cui soffre una porzione consistente dei soggetti in età evolutiva.

Certo, non è facile educare oggi.

Per vari motivi. Quale genitore è in grado di conoscere l’influenza esercitata sui figli da parte degli insegnanti, o dei coetanei, o degli operatori dei mezzi della comunicazione sociale? E come potrebbe far convergere quegli interventi in un comune disegno educativo?

Per di più, nell’odierno pluralismo di opinioni, gli stessi insegnanti si differenziano fra loro nella visione della vita e della persona, nella concezione dei valori e nel modo di intendere il proprio ruolo pedagogico.

Sono difficoltà reali, che tuttavia non giustificano l’omissione del servizio educativo. I minori hanno un diritto assoluto. Eppure quell’abdicazione ai propri compiti è imputabile a molte famiglie. Parecchi genitori si dichiarano impreparati, ed è vero. Ma perché non chiedono di essere educati e rifiutano le proposte di collaborazione con la scuola e con la Chiesa?

Mentre sono giustamente sol-leciti della salute dei figli, ed in presenza di una leggera indisposizione ricorrono prontamente al medico, di fronte ad un sintomo negativo nel campo della formazione si limitano a deplorare quanto sta avvenendo o improvvisano interventi che si rivelano nocivi.

D’altronde, non si tratta soltanto prevenire o correggere deviazioni, bensì di promuovere e sviluppare le potenzialità positive, elargite con generosità da Dio ai suoi figli. Di fronte ai rischi che si corrono per il futuro, la società civile e, in essa, la comunità cristiana sono chiamate a riconsiderare l’odierno sistema educativo, ad evidenziare alcune essenziali mete su cui convergere, a stimolare ed assistere i diversi responsabili a svolgere con impegno illuminato e costante la propria missione.

Riflessione di Mons. Livio Maritano
Acqui Terme – 7 gennaio 1995