Come lei, anch’io

Luce d'Amore - Onlus

Come lei, anch’io

È incredibile come la mia vita sia cambiata da un momento all’altro … Mai come oggi urlerei al mondo che “Dio mi ama immensamente”.

Il giorno del ricovero urgente in ospedale mi sembrò di vivere quel  “tutto crolla” a cui Chiara Lubich e le prime focolarine assistettero a Trento nel 1943. La salute di ferro, che mi aveva permesso di studiare fino a tardi e nel frattempo di lavorare in piscina, di distrarmi abitualmente nella corsa, si rivela completamente fragile. Avevo tanta paura. Con il rosario avvolto intorno alla mano, sentivo dal crocifisso chiaramente le parole di Gesù: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Poi la conferma della gravità delle mie condizioni.

Durante un doloroso esame, ricordo di aver ben fissato in mente l’immagine di Chiara Luce; così come lei era riuscita perfettamente a fare, anch’io volevo offrire il dolore fisico a Dio, chiedendo la forza di affrontare tutto per lui. E già mi sentivo alleggerita; ormai alla domanda “perché proprio a me?” sembrava sorgermi nel cuore spontaneamente la risposta “perché tu puoi!”.

Quando il primario mi diede la diagnosi non ebbi paura e sentii un’immensa forza, una voglia infinita di accogliere quello che considero il più gran bel dono di Dio per me. La parola del Vangelo che stavamo vivendo in quel mese era il richiamo più adatto per affrontare la nuova vita: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite …”. Fiduciosa, mi sono lanciata tra le mani del Padre riproponendomi di vivere ogni momento con la semplicità di un bambino. Fin da subito sentii forte l’unità di tutti e venni a sapere della catena di preghiere che si stava diffondendo.

Tutti chiedevano a Dio la mia guarigione, ma io sperimentavo una dolorosa incapacità di pregare. Poi, si è fatta chiarezza dentro di me: potevo far arrivare in Cielo tante intenzioni,amando ogni fratello che mi passava accanto.

Nella camera sterile possono entrare pochissime persone; ebbene, in ognuno che entra voglio amare Gesù. Ogni giornata – che in ospedale è scandita sempre allo modo – è colorata da questa sfida dell’Amore. Quando fallisco, alla forte amarezza si sostituisce  subito l’ostinazione a … “ricominciare”. Com’è vero che donando un po’ si riceve il “centuplo”!

Dapprima c’è stato il miracolo di aver superato il primo ciclo di chemioterapia senza le complicazione che i medici temevano. Poi i risultati si rivelarono superiori alle aspettative. Ogni minima cosa, allora, si riappropriava del suo vero valore. Ogni attimo vale la pena di essere pienamente vissuto e fissato come indimenticabile: un uccellino alla finestra, la mela fresca a pranzo dopo settimane di soli omogeneizzati, un pezzetto di mare e, al mattino, lo spettacolo unico dell’alba, ogni volta diverso.  Quanto è meravigliosa la vita!.                                                                                                                                                                     

A.E.