Nella novena il ricordo di Chiara Badano – Dicembre 2007

Luce d'Amore - Onlus

Nella novena il ricordo di Chiara Badano – Dicembre 2007

 

Parrocchia B.M.V. Immacolata – Foggia

Durante la recente novena dell’Immacolata, nella parrocchia a Lei dedicata, si è fatto più volte riferimento alla testimonianza cristiana di una giovane, Chiara Badano, che ha concluso la sua esistenza a 18 anni, nel 1990. La sua esemplarità ha determinato la decisione di promuovere la Causa di beatificazione. Sia il predicatore della novena, S. Ecc. Mons. Livio Maritano, già vescovo di Acqui Terme, sia la vicepostulatrice della Causa della Serva di Dio, hanno illustrato ai piccoli e agli adulti gli aspetti più significativi della sua biografia e spiritualità.

In risposta alla legittima curiosità dei lettori ci sembra opportuno tratteggiarne brevemente la storia. Chiara Badano nasce il 29 ottobre 1971 a Sassello, ridente paese dell’Appennino ligure, appartenente all’antica diocesi di Acqui. I suoi genitori l’hanno attesa per ben 11 anni e la sua nascita viene accolta come una grazia della Madonna, fervidamente invocata nel santuario delle Rocche dal papà. Naturale sarà quindi appena nata, consacrarla alla Vergine. La bimba è bella e intelligente; cresce circondata da tanto amore che ripaga felice di vivere. Il suo sorriso dolce e comunicativo è soprattutto per chi soffre. Lei ama lo sport, la natura, il gioco…, ma anche -e fin da piccola- stare con le vecchiette della casa di riposo che copre di mille attenzioni e di servizi, o con i bambini piccoli. In particolare ha una predilezione speciale per i “negretti” ai quali invia i suoi risparmi. Ha mille interessi, attira gli amici per il suo carattere forte e nello stesso tempo amabile. È umile, ma schietta; volitiva, generosa… Gli “altri”, cioè gli “ultimi”, i “lontani” (barboni, drogati, atei…) sono al primo posto. Fin dai 9 anni viene a conoscere il Movimento dei Focolari e vi coinvolge anche i genitori.

 

 

Da allora, per lei ciò che conta è AMARE, dimenticare se stessa per trovare Gesù nel fratello e nel donarLo: “Io non devo dire di Gesù, ma dare Gesù, col mio comportamento!”. Ama lo studio e lo sente come un “dovere” che assolve con gioia e serenità felice di essere accanto ai suoi compagni. Terminate le elementari e le medie, si iscrive al Liceo classico di Savona nell’intento di frequentare l’Università per divenire medico e recarsi in Africa a curare i bambini ammalati. Ma un giorno, mentre gioca a tennis, un lancinante dolore alla spalla sinistra la costringe a lasciar cadere la racchetta. Gli esami clinici rivelano un osteosarcoma. Quando poco tempo dopo, comprende la vera natura del male, chiede solo il silenzio. Chiara vuole entrare “pura” in ospedale (Regina Margherita in Torino) e sceglie il santuario della Consolata per questo atto così importante che compie sotto lo sguardo di Maria SS. A Lei si rivolgerà con una preghiera: “Mamma Celeste, tu lo sai quanto io desideri guarire. Ma se non rientra nella volontà di Dio, ti chiedo la forza necessaria a non mollare mai!”. Da allora ad ogni sofferenza o umiliazione fisica, alla paralisi, agli spasmi dolorosissimi, agli effetti della chemio…, Chiara ripeterà, senza perdere mai il sorriso: “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”; “È per te, Gesù”. Dimentica totalmente di sé, si interessa sempre e solo degli altri: la Chiesa, la Diocesi, i giovani, i lontani, il Movimento… Ciò che conta per lei è “solo la volontà di Dio, fare bene quella nell’attimo presente: stare al gioco di Dio”. Ai giovani vuole passare il suo messaggio, “come la fiaccola alle Olimpiadi, perché essi sono il futuro…; hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene!”. Riceve da Chiara Lubich, con la quale si confida per iscritto, il nome di LUCE, per la luce che irradia intorno a sé. Accoglie con gioia il “suo” Vescovo, Mons. Maritano, che più volte la va a trovare; agli amici, continua a donare affetto e serenità. Rifiuta la morfina perché le toglie lucidità e lei ora può solo offrire e amare… Dice: “Ora non ho più niente, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare”. Alla mamma ripete, incoraggiandola: “Fìdati di Dio. Quando io non ci sarò più, segui Dio e troverai la forza per andare avanti”.

 

 

Il male avanza inesorabilmente e i dolori aumentano. Non ha paura di morire, non l’ha mai avuta. Ricevendo per l’ultima volta Gesù Eucaristico supplica che le venga recitata “quella preghiera: Vieni Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce”. E il suo Sposo, tanto atteso, viene a prenderla all’alba del 7 ottobre 1990, dopo una notte molto provata. È il giorno della Vergine del Rosario: Maria la prende per mano e l’accompagna nella vera Vita. Alla domanda della mamma: “C’è lì con te la Madonna?”, sorride e fa cenno di sì. Poi sussurra: “Ciao, sii felice, perché io lo sono” e spicca il volo verso la vera vita.

Mariagrazia Magrini
Vicepostulatrice

Voce di Popolo: settimanale di informazione della Arcidiocesi di Foggia – Bovino
N. 39 del 21 dicembre 2007