La testimonianza di Angela

Luce d'Amore - Onlus

La testimonianza di Angela

Ho 31 anni e mi chiamo Angela. Sono venuta in contatto con la storia di Chiara Luce leggendo la sua biografia nel gennaio 2007, dopo una lunga fase di oscurità: prima un’adolescenza di lento e costante raffreddamento della fede, poi una fase della prima maturità completamente dedita a idoli contemporanei e smarrita tra egoismo e depressione.

Ed ecco Chiara Luce: un’occasione insperata di riazzerare tutto, ricominciare nell’Amore di Dio. Un dolore mi coglie e mi mette con le spalle al muro, un sentimento affiora prepotente: ammirazione per una vita “piagata” dalla malattia ma che riflette qualcosa di “sano”. Sento che non è più tempo di compromessi. Anch’io ora posso essere così, se mi butto tutta in Dio. Se lo voglio, la salvezza riguarda anche me.

E un treno lo prendo davvero, mi porta nella città del mio fidanzato: per tutto il tragitto piango senza tregua per la lotta interiore, ma l’esempio radicale di Chiara mi dà il coraggio di chiudere una storia totalmente sbagliata, annullare una data di matrimonio già fissata e, finalmente, sentire che sono libera dai legacci della paura… perché “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28).

Da questa crepa nasce la mia conversione e tutta la rivoluzione che ne consegue: un riavvicinamento sempre più profondo alla Chiesa (finalmente compresa nel suo ruolo di Madre), un ritrovato legame con la preghiera e i sacramenti, la consacrazione a Maria, uno stile di vita rinnovato nell’intimo e la ferma volontà di non scendere più a compromessi. Da qui ancora una pioggia di grazie, alternate alle innumerevoli prove della vita, e un fidanzamento di cinque anni, anch’esso affidato all’intercessione della Beata, che mi ha condotta lo scorso luglio alle nozze. Adesso aspettiamo un figlio.

Devo segnalare un’altra delle tante occasioni in cui ho affidato all’intercessione di Chiara Luce la mia vita: alla vigilia della mia partenza per Roma in occasione della sua beatificazione, i miei genitori avevano pianificato nei dettagli la separazione. Nonostante la mia caparbietà nel lottare per una loro riappacificazione, sentivo che stavolta non bastavano le forze umane e che non c’era modo di farli tornare sui propri passi. Pur partendo con la morte nel cuore, sono riuscita a ottenere che mia mamma venisse con me a Roma e durante tutto il viaggio ho chiesto l’aiuto di Chiara Luce perché conoscevo bene l’amore che portava ai suoi genitori e l’importanza capitale che la giovane Beata attribuiva all’unità della famiglia. Pacificata nel cuore dalla celebrazione della beatificazione e animata da un’immensa riconoscenza verso Dio per questo luminoso esempio che Chiara costituisce per i giovani di oggi, sono ripartita.

Nel viaggio di ritorno, l’impensabile: mia madre, toccata profondamente da questa ragazzina, trova il coraggio di mettere tutto da parte e chiama umilmente mio padre, a sua volta pronto a riaccoglierla con amore…: il balsamo della grazia era sceso anche su di lui! E ora giungo alla vicenda che tanto mi preme raccontare.

Ho una sorella maggiore, sposata da alcuni anni. Sento che vive non poche difficoltà interiori e familiari. La distanza fisica e anagrafica tra noi due mi fa capire che le mie parole e i consigli elargiti nelle poche occasioni di contatto non servono, non arrivano al cuore e, soprattutto, non sanano. Ma ecco un’illuminazione: rinuncio a battagliare in prima linea e mi rivolgo con fede a chi in Cielo già contempla il volto di Dio. Sento che Chiara Luce non ha intenzione di restare disoccupata e la chiamo in causa: in accordo con una mia cara amica, decido di iniziare il giorno 21 ottobre 2010 una novena a Chiara per chiedere la salvezza del corpo e dell’anima di mia sorella.

Quindi, per nove giorni consecutivi recito la preghiera alla Beata, e mi riferisco a quella autorizzata, stampata a retro del suo santino. L’ultimo giorno, ovvero il 29 ottobre (esattamente in quello della festa liturgica della beata Chiara), in treno -di ritorno dal lavoro- continuo a ripetere la preghiera. Mezz’ora dopo mi giunge una telefonata: mia madre, con la voce rotta dal pianto, mi informa che mia sorella è stata investita da due automobili e che la stanno portando di corsa in ospedale con l’ambulanza.

Col cuore in gola aspetto che il treno giunga a destinazione, stringo forte in mano il santino di Chiara; la guardo e so che proprio in quel giorno, oltre alla sua data di nascita ricorre la sua prima festa da Beata. Sono certa che non si tratta di coincidenze e che non mi lascerà sola. Corro in ospedale, mia sorella è sofferente e spaventata e mi dice che durante l’impatto ha capito che stava per morire. Invece è viva: nonostante due auto l’abbiano travolta, l’urto con il primo veicolo l’ha fatta sbalzare di quel tanto che le è bastato non venire totalmente schiacciata dalla seconda auto in arrivo. In tutto ha riportato solo due traumi e una bruttissima frattura al braccio, ma è viva! Inoltre, dopo due mesi, è rimasta incinta di quel figlio tanto atteso… Scrivo tutto questo per rendere lode a Dio e per ringraziarlo dell’aiuto che ci fa giungere tramite i suoi santi. Angela S. – Siena