Vogliamo vedere Gesù

Luce d'Amore - Onlus

Vogliamo vedere Gesù

Queste pagine pensate e scritte con un occhio sul Vangelo e l’altro a come Chiara Luce l’ha vissuto essendo stata proclamata dalla Chiesa “modello” di come si ascolta, si attua ogni giorno la Parola di Gesù anche quando la gioia di essere suoi è seguirlo in salita per fare come Lui un dono che si moltiplica e porta salvezza… collegano tra loro due eventi che vanno oltre la “geografia” del loro accadere e hanno interpellato o stanno per interpellare l’uomo ovunque si trovi.
La ostensione della Sindone a Torino e l’anno della Misericordia che papa Francesco sta per aprire a Roma e con ciò là dove c’è una comunità cristiana che non ha perso il desiderio di vedere Gesù: il volto misericordioso del Padre.
L’esperienza che riassume lo stare davanti alla Sindone è proprio vedere! Vedere Gesù è il senso del cammino della vita: andiamo verso un incontro che è visione e che ha segnato dando valore, orientamento e forza a tutta la vita del cristiano; vedere Gesù ha la stessa gioia della sposa che dopo tanta attesa vede lo sposo.
Così nel Cantico dei Cantici la Bibbia riassume tutto il cammino di Israele. Quante volte nel Vangelo il verbo “vedere” ha dentro di sé la ragione di un percorso, come quello dei Magi, pieni di grandissima gioia di vedere la stella che indicava il bambino cercato, da vedere. Per Zaccheo il desiderio di vedere Gesù diventa la rivoluzione di una esistenza. I greci che chiedono di vedere Gesù inconsapevolmente dichiarano che il percorso dell’intelligenza, l’ascesi religiosa, la vastità di una cultura gira in tondo su se stessa se non è alla ricerca del volto e della voce, di chi possa svelare l’enigma del nostro esistere.
E Gesù parla di sé come del chicco che apparentemente sembra morire, in realtà rinasce spiga per la fame dell’uomo. Vedere Lui è aprirsi alla “legge” del vivere e del morire.
I milioni di pellegrini in sosta davanti alla Sindone non solo hanno visto: sono stati guardati. Siamo stati visti e mentre nell’Uomo della Sindone abbiamo contato i nostri dolori, le apparenti sconfitte, le nostre paure del silenzio di Dio, perfino il nostro morire, il più bello tra i figli degli uomini guardava e infondeva in noi la sua capacità di risorgere, di fidarci, affidarci, confidare in Dio che fin dalla grande automanifestazione all’Oreb, si presenta a Mosè come Colui che “vedere ha visto”, ha visto veramente l’afflizione del suo popolo e si è chinato, ha preso su di sé ogni nostra lontananza, fuga, schiavitù, morte per liberarci. E papa Francesco con l’indizione di un Anno Santo indica la strada, l’unica che ci possa salvare dalla catastrofe verso la quale camminiamo: la misericordia!
Papa Francesco proprio alle tre grandi religioni rivelate affida il compito di lavorare per la pace riscoperta nei solchi della propria esperienza di Dio misericordioso.

Che cosa ha appreso Israele dalla sua storia, luogo della rivelazione di Dio, se non le grandi opere di misericordia che hanno segnato il suo percorso?
Chi è Gesù per il cristiano se non il volto, la Parola, il datore dello Spirito della misericordia del Padre?
Che cosa racchiude il Libro, il Corano, se non la conoscenza di Allah misericordioso?
Sono certo possibili i travisamenti e i tradimenti di quanto Dio rivela di sé per la pace dell’uomo e la storia passata o presente è lì a ricordarci che dimenticare è mettersi nell’occasione di ripetere, ma la parola “misericordia”, il suo contenuto è la strada, per quanto faticosa che conduce a vedere con oc-chi nuovi Dio e l’uomo.
La stessa radice della parola: RHM, alla base di Rahman e Rahim, misericordia, c’è Rahem, utero materno. Siamo di fronte a quella pienezza di amore misericordioso, materno che non trattiene per sé, non chiude in un giudizio che incatena, non esaurisce il senso del giusto dentro al proprio egoismo: dà vita, dà futuro, proprio quanto con noi fa il Signore. Sa di averci fatti più grandi del nostro peccato e proprio perché è giusto non ci sottrae il futuro di un ritorno, non ci ha sottratto il futuro dello stare con Lui nella pienezza della Vita, nella Pace.
Il percorso pur se breve di Chiara si potrebbe riassumere in un primo momento di stupore e meraviglia per la bellezza della vita in ogni suo manifestarsi esteriore ed interiore. È un viaggio in salita, faticoso ma pieno di sicura speranza: vedere Gesù, vedere lo Sposo, andar verso chi è misericordioso e attraverso il morire ci genera alla vita abbondante… E, vestita da sposa, andare incontro allo Sposo. Vedere Gesù!

Don Ezio Stermieri

Credere all’Amore N.2 – Agosto 2015 – Anno XII