«Andiamo in missione?»

Luce d'Amore - Onlus

«Andiamo in missione?»

Chiara Badano aveva un sogno: andare in missione. Se chiedi oggi a una bambina o a un bambino cosa vuol fare da grande le risposte sono molto diverse, va bene, ma devo ancora incontrare un bambino che mi dica: voglio fare il missionario.
Anche Roberta non ci pensava certamente da bambina, eppure in missione c’è andata, giovane suora innamorata di Dio e pronta a conoscere e a donarsi al popolo brasiliano. Poi i doni ricevuti, il centuplo promesso mi dice, son talmente tanti che hanno abbondantemente ripagato i disagi e le difficoltà affrontate. Non ho mai visto spegnersi il suo sorriso.
Anche padre Lele, Ezechiele Ramin, comboniano martirizzato in Brasile e protettore del Sinodo dell’Amazzonia, aveva molti progetti, poi fioriti nella partenza verso il popolo che avrebbe difeso dalla crudeltà e dall’ingiustizia.
Bene. Missionari. Io da piccola vedevo i missionari come eroi, e piangevo ai loro racconti, quando se ne incontrava qualcuno. Santa Madre Cabrini è mia conterranea e ha sentito e coltivato un grande spirito missionario fra le popolazioni italiane emigrate in America. Mi è capitato di dare indicazioni ad Americani giunti a Lodi e a Sant’Angelo Lodigiano per venerare i luoghi dove è nata, cresciuta e da dove è giunta così lontano. Era dichiarata fragile e malaticcia anche per l’Ordine. Attraverserà l’Oceano innumerevoli volte e fonderà ciclopiche opere di soccorso che ancora adesso operano negli USA.
Missionari, dunque.
Poi ci sono i missionari che sono rimasti sempre lì. Per esempio in un letto, in un monastero fra quattro mura, eppure con uno slancio titanico verso il mondo e i suoi missionari. Di questi ne nomino solo due: Santa Teresina di Lisieux e la Beata Chiara Badano, che tanto hanno in comune, seguendo la “piccola via”.
Con Santa Teresa di Lisieux sperimentiamo che non esistono controindicazioni e contrapposizioni tra vita attiva e vita contemplativa. In lei la vocazione carmelitana va a braccetto con il desiderio di conversione, per tutto il mondo. “Vorrei essere missionaria, non soltanto per qualche anno, vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, e esserlo fino alla consumazione dei secoli”, scrive Teresa nel suo diario. Nel 1927 verrà proclamata Patrona delle missioni, dopo accadimenti anche straordinari, che hanno portato più di 200 vescovi a firmare per chiedere che la giovane suora francese di clausura diventasse custode e protettrice delle missioni.

E Chiara Badano, quale disegno la porta in missione?

Voleva diventare medico, andare in Africa; aveva sempre avuto, fin da piccina, grande attenzione agli ultimi e ai sofferenti, aveva donato i suoi risparmi… Aveva visto spegnersi quel sogno con la malattia, ma le si era aperto un altro cielo, con cui essere davvero vicina a chi soffriva, lontano da cure, agi e benessere. Colpita a 16 anni da osteosarcoma, per amore di Gesù e con Lui, accetta la croce con dolore, ma con serena fortezza. Incoraggia chi sta partendo per l’Africa ed è titubante: «Tu vai, io sarò là con te: io la materia ce l’ho» (era il suo dolore).
Davvero in Africa, dove opere, sorte nel suo nome, sostengono e curano soprattutto bambini e famiglie, lei c’è arrivata!
Oggi ci sentiamo noi terra di particolare missione. Le scelte luminose di Chiara e la sua testimonianza conducono a Gesù, alla letizia, che il benessere non riesce a dare. A nessuno. Il 29 ottobre la ricordiamo con affetto fraterno e a lei chiediamo luce per queste tenebre.
 Annamaria Gatti

 

Credere all’Amore  N. 2 – Dicembre 2019